Proprio per quanto riguarda la cattura di forme
larvali e postlarvali, un'osservazione ancora oggi verificabile,
seppur non con l'entità e lo spessore di altri tempi, ci
chiarisce come la pesca del "pesce azzurro", non conosciuto
in passato con questa definizione impropria seppur evocativa, possa
talora presentare una facilità di esecuzione per la quale
più che di pesca si potrebbe trattare di "raccolta".
Nei mesi invernali, in prossimità della costa dove il fondo
scende decisamente per poi stabilizzarsi alla profondità di
4-5 metri, spesso in presenza di immissioni di acqua dolce, non
era difficile osservare a poca distanza dalla superficie, grandi
ammassi di forme giovanili di sardine (nei mesi seguenti anche di
acciughe) tanto consistenti da dare all'acqua un aspetto lattiginoso.
Questi branchi compatti, in gran parte dipendenti dalle correnti,
e come tali spesso soggetti a spiaggiamento, erano facilmente evidenziabili,
per quanto riguarda il litorale di San Vincenzo, nello specchio
di mare antistante la spiaggia della Torraccia e testimonianze attendibili
di vecchi contadini che abitavano quelle terre, ci hanno parlato
addirittura di raccolte manuali magari con l'impiego anomalo di
qualche utensile domestico. Pratica questa già in uso, magari
con attrezzi modesti ma finalizzati, su tutto il litorale ligure
dove le condizioni batimetriche sono ottimali per presenze di questo
tipo.
Nelle acque della Torraccia, soprattutto nell'area di foce della
Fossa Calda, la pesca del novellame che solo in seguito verrà conosciuta
come "pesca dei bianchetti", si realizzava con l'impiego
dello "", attrezzo oggi interdetto, che
negli stessi periodi, di notte, permetteva la cattura del novellame
di anguilla. Sempre a detta di vecchi che sul finire del 1800 avevano
abitato, in prossimità della Torraccia, quelle case che poi
prenderanno il nome di Torrenova, ci risulta che talora, soprattutto
in regime di alta marea, i "bianchetti" fossero tanto
numerosi da "tappare" la foce del fosso (?!) . In realtà queste
forme postlarvali di clupeidi nei mesi primaverili, dopo una rapida
crescita che li porta ad una lunghezza di 3-4 cm, si addensano nella
parte terminale di molti corsi d'acqua dove ancor oggi vengono pescati
sia collo "staccio" (Castiglione della Pescaia) sia con
rete a sollevamento con "toppa" a maglia sottile. In questa
fase gli avannotti che hanno subito una rapida metamorfosi, ancora
incompleta dal punto di vista cromatico, sono già facilmente
riconoscibili come forme giovanili di sardina, acciuga e forse cheppia
("lustrini"). Questa pesca primaverile seppur assai circoscritta
nel tempo, era fino a non molti anni or sono, assai abbondante e
purtroppo, non essendo localmente in uso, come in molte marinerie
meridionali, metodi di conservazione di un pescato di questo tipo,
si finiva per avere una perdita di prodotto in eccesso unitamente
ad un danno ambientale allora non valutabile. Oggi la pesca dei
bianchetti viene effettuata da barche particolarmente attrezzate
dette "bianchettare" che operano con una rete a sacco
in maglia finissima e la stagionalità del loro operare è interpretato
con vasta elasticità. Per quanto riguarda il litorale di
San Vincenzo il sito più battuto è, ancora una volta,
lo specchio di mare antistante la spiaggia della Torraccia non lontano
da dove un tempo i contadini effettuavano questa pesca da terra.
Oggi in un diverso ordine di valori questo tipo di cattura, che
già in passato fu notevolmente criticata ed avversata, gode
di una valutazione controversa sì che mentre alcuni la ritengono
ininfluente sulla generale economia della pesca del "pesce
azzurro", altri, a nostro avviso fondatamente, ritengono questa
pratica lesiva non solo per le specie raccolte ma anche per la globale
produttività dell'intero ecosistema. Il danno arrecato da
questo prelievo massivo, che nell'odierna situazione del mare, appare
totalmente irrazionale, è da vedersi e valutarsi non solo
nell'impatto diretto sulle popolazioni sempre più ridotte
di sardine ed acciughe ma anche nei confronti di altre specie che
sempre allo stato giovanile finiscono nella rete. Si tratta in questo
caso di forme giovanili dei predatori dei bianchetti come il "luccio
di mare" del quale nel corso della pesca vengono raccolte notevoli
quantità che ovviamente e... prudenzialmente non appaiono
nel prodotto posto in vendita! Sarà poi opportuno ricordare
che per tacitare le ricorrenti critiche alimentate da una rinnovata
seppur talora emotiva coscienza ambientalista, spesso si è fatta
volutamente confusione fra "pesca dei bianchetti" e "pesca
dei rossetti" simili per metodologia ma differenti per diseguale
importanza delle specie catturate.
Si è insomma cercato di gabellare bianchetti per rossetti
nel tentativo di minimizzare se non addirittura negare la pesca
dei primi. Ricordiamo ancora una volta che il bianchetto è un
giovane clupeide caratterizzato da una sola pinna dorsale, mentre
il rossetto, cosiddetto per il trasparente colore rosato (talora
presente anche nel bianchetto), è un gobide di piccola taglia,
praticamente un ghiozzetto pelagico, Aphia minuta (Risso) che a
maturità raggiunta difficilmente supera la lunghezza di 3
cm e che è caratterizzato dalla presenza di due pinne dorsali
. I "rossetti" che in genere vengono catturati ad una
certa profondità (-l0 -20 m) dove sono identificati mediante
scandaglio, si addensano nel mese di Novembre mentre i "bianchetti" che
spesso stazionano a poca distanza dalla superficie divengono oggetto
di cattura nella seconda metà di Dicembre fino a tutto Gennaio.
Ci siamo ampiamente soffermati nel trattare di questa controversa
attività di pesca nel convincimento che la raccolta dei bianchetti
sia oltreché la fase prima anche la più critica di
tutta la pesca del pesce azzurro in ambiente mediterraneo. Ad onor
del vero è opportuno ricordare che nel mare di San Vincenzo,
questa pesca prese campo intorno agli anni 1960-70 e mai fu praticata
da equipaggi locali ma sempre e soltanto da barche livornesi e viareggine
con qualche aggiunta di equipaggi meridionali che intendevano utilizzare
così il tempo lasciato loro libero dal "fermopesca" imposto
nelle loro marinerie. Si può anche aggiungere che il fiorire
di questa lucrosa attività seguì di vari anni la fine
della pesca artigianale delle acciughe e delle sardine che era ormai
completo appannaggio delle grandi imbarcazioni che praticavano la
pesca meccanica a circuizione. Anche se San Vincenzo rimase escluso,
come vedremo, dal nuovo sistema operativo di pesca forse proprio
per la mancanza di un vero e proprio porto, pure ci pare importante,
non solo per motivi sentimentali, il partire proprio da qui, da
questa spiaggia ormai votata al turismo, per tracciare i lineamenti
di una piccola storia di una marineria di paese che con i suoi attrezzi
artigianali aveva dato vita ad un' attività destinata a durare
oltre un secolo ed alla quale la maggior parte degli abitanti del
luogo legò la propria esistenza.
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